venerdì 1 dicembre 2017

Vecchi piedistalli

Vecchi piedistalli

Non sono certo di avere abbastanza occhi per sopravvivere al mondo,
così irrequieto nel voler mostrare a tutti le sue diversità.
Non sono sicuro di essere tanto forte da poter sopportare
le critiche ed i fallimenti che lo stesso mondo ha da offrire così gratuitamente.
Ma, per fortuna, ho ciò che per alcuni appare arroganza.

L’arroganza di non voler mollare qualcosa che mi rende felice,
la caparbietà di continuare, a testa bassa, 
remando contro chi si lamenta, cerca soltanto di distruggere
per riuscire, in qualche strano modo, a sentirsi meglio.
L’arroganza di credere in un tentativo,
pur non avendo la millenaria cultura richiesta,
lanciandomi in pasto ai leoni affamati di carne fresca
senza davvero pensare di poterci lasciare le penne.

L’arroganza di voler fare, 
forse perché stanco di aspettare
o di stare a guardare.

Non sono certo di avere la freddezza di mollare solo dopo qualche tentativo,
forse perché in quel che faccio ci credo davvero,
ma allora qual è il motivo di tanto star male?

Sono davvero le parole di seconda mano, 
quelle sentite dalla bocca di chi non le ha pronunciate,
che lasciano l’amarezza di non poter controbattere?
Sono davvero le critiche degli autoproclamati vincitori,
di quelli che hanno la verità in tasca e non sentono opinioni,

che segnano il destino ci chi tenta, a fatica, di crescere?

martedì 3 ottobre 2017

Recensione #2 di "Rapporti difficili. Storie in bicicletta e altri racconti"

Seconda recensione nell'arco di poco tempo, direi che stiamo ingranando! Stavolta sono apparso sul sito LIBRI E RECENSIONI con 4 stelline su 5 e... che vi posso dire? Sono felice!

Quando una persona legge il mio "Rapporti difficili. Storie in bicicletta e altri racconti" (si, lo so, il titolo è troppo lungo... volevo chiamarlo soltanto "Rapporti difficili" ma il sottotitolo mi sembrava necessario) e scrive una cosa così non fa che alimentare la mia voglia di continuare le pubblicazioni:

"Piacerà sicuramente a tutti gli amanti delle due ruote a pedali, ma la cosa affascinante è che sveglierà la voglia di provare anche a chi in bicicletta non ci va."

E che altro dire? L'avete letto? Vi è venute voglia di pedalare?! E allora usciamo a farci una bella bicicletta anche se fa freddo!!

Charlie.

sabato 30 settembre 2017

Campionati di Ciclo Meccanica, VIII Trofeo Sheldon Brown

Dopo la partecipazione come fotografo (unofficial, come sempre) per i Campionati di Ciclomeccanica del 2 ottobre 2016 mi è stato chiesto di scrivere un pezzullo per Polvere e secondo voi potevo dirgli di no?! La sera stessa mi ci sono messo, continuandolo la mattina dopo, e poi una volta inviato era... troppo lungo! Urgh! Al che dopo qualche taglio e ritaglio rimandandolo andò bene, anche se poi effettivamente non so se fu pubblicato o meno, ma in questa pagina vi propongo l'articolo completo:

I need to build my bycicle, I need to fix my bike.

Campionati di Ciclo Meccanica, VIII Trofeo Sheldon Brown al BoPo di Ponteranica (Bg) organizzato da Pedalopolis.


22 Squadre di ciclomeccanici provenienti da Bergamo, Brescia, Milano, Gallarate ma anche dalle ben più lontane Bologna, Rimini e Pavia si sono sfidate per resuscitare piccoli e grandi rottami e trasformarli in biciclette belle, solide e funzionanti (quasi tutte) battute poi all'asta per beneficenza! 
Una lunga giornata quella di domenica 2 ottobre, iniziata verso le 10 sotto una fastidiosa pioggia con la registrazione delle squadre e, un'ora dopo, con la corsa delle stesse per accaparrarsi il telaio ed i pezzi per assemblare la due ruote. La manifestazione si è svolta al chiuso, negli spazi della bocciofila, anche se nel pomeriggio il sole ha graziato i lavoratori... ma oramai tutto era iniziato con un tetto sopra la testa e nello stesso luogo doveva terminare.
Ore di sorrisi e nubi mistiche provocate da carta vetrata e bombolette, mani ingrassate e sapore di metallo, birra, pizza e mozziconi. Durante questa corsa all'ultimo pezzo c'è chi si è ritrovato alla partenza con degli infami catorci ed è riuscito con ingegno e duro lavoro a renderli irriconoscibili, piccanti, disegnati ma soprattutto funzionali. Una ruota dopo l'altra è stata pulita, ogni raggio raddrizzato con precisione, ogni catena ingrassata con amore... e poi manubri segati, freni tagliati e smussati, pedali riassemblati e tanta, tanta complicità. Già, perché i campionati non sono una gara alla vittoria, ma prima di tutto un modo per mettere alla prova le proprie abilità nella sistemazione dell'amato mezzo di trasporto, e fratellanza con chi condivide la stessa mentalità: la bici può salvare il mondo, lo recitano tante magliette. Che sia l'utopia di un mondo più pulito, senza mezzi a motore e meno inquinamento, o la "semplice" ribellione contro un sistema di consumismo e gara all'accumulo di inutilità, più di cento persone hanno faticato e sudato, sorridendo l'uno all'altro, respirando come un solo unico polmone. Come un coro, talvolta musicato da chiavi inglesi fuori tempo, hanno cantato per dire ancora una volta che loro ci sono e sono uniti, che non importa la lontananza o qualche assurda differenza; hanno cantato per dire ancora una volta che la bici salva, ha salvato e salverà. Salva i giovani dalla strada. Salva il portafogli. Salva dallo stress della coda al semaforo. Salva la vita.
Passate le 18 alcune squadre avevano già composto due o tre bici, altre stavano ancora terminando la prima, ma non si poteva tardare troppo, così dopo che gli organizzatori di Pedalopolis/Ciclostazione dei Colli/Bikefellas/Ciclostazione 42 hanno testato e valutato i mezzi ed è avvenuta la premiazione e la loro vendita. Facce imbarazzate ed improvvisati cabarettisti sono stati premiati con dei fantastici trofei ricavati da pezzi di bici saldati e riassemblati (ne avevate dubbi?), poi la serata si è conclusa con l'asta che ha fruttato la considerevole cifra di 969€!! I provenienti dalle biciclette battute all'asta andranno a finanziare i progetti del World Bicycle Relief.
Difficile descrivere l'intensa domenica in poche righe, un'aria allegra dall'inizio alla fine è traspirata dai meccanici delle varie ciclofficine e dagli appassionati partecipanti che si sono contesi svariati trofei metallici. Piccoli capolavori sono emersi dai più impensabili pezzi, dando prova della possibilità di restaurare la più sudicia bicicletta con parti usate e tanta volontà; le sapienti mani di chi crede che questo stile di vita possa fare la differenza hanno compiuto ancora una volta la loro magia. E tu, mio caro lettore, che hai terminato oramai questa umile riflessione sull'VIII Trofeo Sheldon Brown, cosa aspetti a formare una squadra per partecipare al prossimo campionato?

A presto cicloamici!

Ps.: Altre info sui campionati qui
e tutte le mie foto su Facebook QUI 

Carlo "Charlie" Capotorto.

giovedì 14 settembre 2017

Recensione di "Rapporti difficili. Storie in bicicletta e altri racconti"

Si torna alla carica, sperando che non sia soltanto una cosa passeggera! Il mio libro di racconti "Rapporti difficili. Storie in bicicletta e altri racconti" è apparso QUI con una bella recensione che inizia con un "176 pagina di racconti. Brevi e meno brevi, introspettivi e che ti faranno venire la voglia di averne di più"

Che dire, fa sicuramente piacere e magari contribuirà a vendere qualche copia in più (sempre che il libro torni disponibile con Amazon Prime, perché al momento risulta non disponibile... ma su Feltrinelli e IBS c'è, quindi non temete, tornerà presto anche su Amazon!!) seppur quello non sia il motivo per cui scrivo, anche se qualche euro in più non fa mai male visti i tempi.

Chi mi segue sa che scrivo per passione e per togliermi quelle storie dalla testa, tanto comode per un po' finché non richiedono troppo spazio; e allora diventano inchiostro. Così come spero sarà il mio prossimo libro, per il quale sono ancora in attesa di news, ma vi posso già dire che sarà una novella. Non più racconti brevi ma un'unica storia che... beh, quando sarà pubblicata, spero vi piacerà!

A presto!

Charlie

venerdì 11 agosto 2017

(in)visible people

Un vecchio progetto rimasto sul computer a lungo e... beh, è decisamente ora di metterlo online, non ha senso che resti sull'hard disk ancora a lungo! Fatemi sapere nei commenti se vi piace la cosa!

(in)Visible People 
Se passiamo inosservati, senza lasciare un segno nella storia, 
le nostre vite avranno avuto lo stesso un valore?

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

(in)visible people @ Bergamo by Carlo Capotorto

martedì 8 agosto 2017

Eclissi a Bergamo

Ieri c'è stata l'eclissi lunare, ed io non ho resistito, ho dovuto fotografarla...



Presto un piccolo progetto di photoshoppate e poi, entro fine anno, news sul mio prossimo libro!

Intanto continuate a seguirmi, anche se i post sono pochi fra non molto si ravviveranno ;)

A presto,

C.

sabato 20 maggio 2017

Ci si da a riprese e montaggio!

Ultimamente, come mi capita spesso, essendo preso da tante diverse passioni la scrittura rimane un po' in secondo piano e ciò mi dispiace moltissimo ma nel frattempo le creatività non si arrestano: ecco un breve video e montaggio made by me per il promo del corso di Rockabilly Jive a Bergamo Danza! :)


lunedì 1 maggio 2017

La vetta futura


Se potessi, chiudendo gli occhi, accedere a momenti futuri percependone immagini e sensazioni, avrei lo stesso sguardo del mio presente? Che ne sarebbe di un passato già deciso, ne modificherei istantaneamente l’intera linea temporale o rimarrebbe immutato in quanto la stessa condizione era già stata prevista? Per una manciata di secondi mi sono trovato a ventotto anni fa, mentre da bambino correvo sul cemento: l’istinto spingeva per fermarmi, mettermi una mano sulla spalla e dirmi di aspettare ancora un po’; ma poi è sopraggiunto altro. Forse tutto sarebbe accaduto lo stesso, forse tutto sarebbe cambiato. La ragionevolezza ha sovrastato l’ignoto quando il vento si è fermato, sussurrandomi ad un orecchio di lasciare le cose così come sono accadute. “Sei quel che sei divenuto, sogna ciò che diverrai”. 
Certo è facile da dire, sarebbe molto più semplice sistemare due o tre cosette e risvegliarsi nella tranquillità di una vita più serena, ma come sentiamo spesso non è la destinazione che conta bensì ciò che ci sta in mezzo. Certo che bisogna puntare alla vetta, ma la si raggiungerà con molta calma e costanza. 
Se potessi, chiudendo gli occhi, non andrei indietro o avanti, non consiglierei me stesso limitandomi ad una singola azione. Chiudendo gli occhi vorrei vedere ciò che mi piacerebbe essere e il mondo che mi vorrei costruire attorno, vorrei vedere gli sforzi compiuti e incitarmi a non mollare, vedere le sconfitte così come le vittorie; vorrei vedere la forza con la quale ogni volta riuscirò a rialzarmi. Non serve essere indovini o chiaroveggenti per sapere che il presente è sempre pronto a spingerci nel fango, a farci lo sgambetto per cadere sul cemento, a colpirci guardandoci dritti negli occhi, ma per questo bisogna arrendersi alla difficoltà di svegliarsi al mattino? 
Se avessimo tutto a portata di mano per cosa combatteremmo? A niente servono i lamenti, tutti combattiamo per qualcosa anche se per alcuni è difficile ammetterlo, ma ciò è ben diverso dal fare la guerra, combattere significa “lottare per raggiungere”, ed in questo caso può voler dire camminare. La cima si alzerà, potrà sembrare sempre più lontana e faticosa da raggiungere, ma non per questo bisogna smettere di camminare.


Carlo “Charlie” Capotorto.

giovedì 27 aprile 2017

La musica del corpo

La musica del corpo

Tanto tempo fa, in un piccolo paese di montagna al confine tra Lecco e Como, viveva un anziano signore che possedeva un dono unico e speciale: sapeva ascoltare il corpo delle persone e trasformarne in musica l'anima. Quando si sparse la voce centinaia di persone si accamparono in fila indiana fuori dalla porta di casa sua e, uno alla volta, venivano auscultati. L'anziano signore poggiava l'orecchio sulla schiena del richiedente ed estrapolava i suoni di ciò che riteneva essere l'anima in movimento, dopodiché ne trasc
riveva in fretta e furia le note su lunghissimi papiri ingialliti. Dal tranquillo ascolto passava velocemente alla scrittura di ciò che aveva sentito altrimenti, diceva, se ne sarebbe dimenticato in giro qualche pezzo. Erano ascolti che duravano anche ore ed ore, senza né mangiare o bere, e per questo poteva farne solo uno o due al giorno... ci fu chi lo aspettò per anni prima di tornar senza nulla in mano da dove era venuto, perché il vecchio perì d'improvviso.
Tornando a noi, restando ad aspettare il proprio turno ogni giorno o due ci si avvicinava sempre di più alla casa, spostando tendaggi e sedie, tavolini, amache e materassini... furono costruiti persino bagni e docce per chi, come me, restò in attesa per mesi e mesi. E avvicinandosi, talvolta, si sentiva la musica di un pianoforte. In casi particolari, dopo che l'anziano signore trascriveva la musica, ne suonava le note che trascinavano la folla all'esterno in movimenti unisoni, pareva quasi come il pifferaio magico e noi, fuori, come tanti topolini a seguirne la delicata magia. Passavano i giorni ed io avanzavo di posizione, sempre più vicino alla meta, e ad ogni movimento il timore di scoprire la musicalità della mia anima aumentava esponenzialmente. Arrivò il mio turno e le mie paure si trasformarono in realtà.
Vidi uscire Anna, la ragazza conosciuta ormai sette mesi fa, che senza nemmeno voltarsi a salutarmi corse fuori da quella piccola casetta lasciando spalancata la porta; tra le braccia stringeva una grande pergamena chiusa da un nastro rosso porpora. Indeciso tra l'andare e restare presi coraggio ed entrai. Appena dentro sentii la voce del vecchio che, con tono stanco e scorbutico, mi ordinò di chiudere bene la porta e di avvicinarmi verso l'altra stanza. Entrai in ciò che posso senza troppo indugiare chiamare una grotta, illuminata dalla luce tremolante di molte candele, con pietre e legni sporgenti da ogni dove, carte e pergamene, bottiglie vuote e pile di piatti da una parte, bottiglie piene e cestini di cibo da un'altra. Lui al centro di questa strana stanza ovale, seduto sulla panca di un grosso pianoforte nero, e di fronte uno sgabello sul quale mi intimò di sedermi. Non mi chiede nulla, semplicemente mi girò e sollevò la felpa e la maglietta come fa il dottore, ma invece che appoggiarmi lo stetoscopio e chiedermi di tossire il vecchio vi appoggiò l'orecchio. Dapprima freddo divenne poi caldo, poi quasi bollente. Sentivo il suo orecchio come una ventosa risucchiare... qualcosa... non saprei dire cosa tirò fuori dal mio corpo, se la mia anima o se il dolore, l'insofferenza, la frustrazione, la noia, l'insoddisfazione, i rimorsi o i rimpianti; tanto meno saprei dire quanto tempo ci mise. So però raccontarvi quanto segue: riaprendo gli occhi provai un dolore forte alla schiena, come il dolore di un taglio profondo chiuso con dei punti di sutura, ma fu il solo male che provai; dentro di me la pesantezza accumulata in decenni di tormenti sembrava non esserci più. A terra l'anziano signore dormiva tutto rannicchiato sopra un consunto tappeto, vicino a lui la pergamena con un biglietto "Questa è la tua musica, prenditene cura. Chiudi la porta quando esci". Così andai alla porta e la chiusi piano dietro di me. 
Era buio oramai, avrei potuto fermarmi un'ultima notte nella tenda che mi aveva fatto da casa in questi mesi ma decisi di incamminarmi lontano, le altre persone in attesa dell'anziano signore mi avrebbero sicuramente fatto domande ed io non avevo voglia di parlare con nessuno. Camminai e rimasi solo con i miei pensieri fino ad arrivare a casa di mia madre, due giorni dopo. Mi sentivo bene, fresco, come se le tante paure nate e cresciute in me si fossero trasformate in sicurezze e possibilità, mi sentivo bello, buono, allegro, energico, spontaneo. Come se quel vecchio avesse preso tutto quel che non andava in me e lo avesse messo dentro la grossa pergamena. Incoraggiato da questa convinzione decisi di non far leggere né suonare a nessuno quella mia musica, in questo modo il male passato sarebbe rimasto chiuso li dentro, stretto da un nastro rosso porpora. 
Alcuni lo chiamano risveglio o rinascita, altri illuminazione, altri battesimo... io non gli voglio dare un nome né confinarlo in una religione o un credo, sono convinto che le persone possano trarre beneficio dalla sua semplice generosità, anche senza etichettarlo. Sono altresì convinto che non tutti abbiano provato quel che ho provato io e, allo stesso tempo, che altri abbiano avuto i miei stessi pensieri. Non è forse plausibile allora che le persone in sua attesa sappiano già di questo suo dono e non siano lì per altri motivi se non quello? Non è forse vero che le persone deboli si aggrappano a qualsiasi cosa gli possa sembrare luminosa, illudendosi di poter vivere meglio grazie a ciò che, in fondo, sanno menzogna? Ma tutto questo non è importante, "il mezzo" serve solo a farci passare il tempo più serenamente sino all'inevitabile morte, ciò che ho imparato essere davvero importante è rinchiudere le paure in una pergamena di tanto in tanto... e dimenticarsene, e crescere, e vivere senza temere il mondo. Se vuoi invece ancora pensare all'intero mondo fa pure, ma il mondo è egoista, difficilmente lui farà caso a te.

Fine.

Carlo "Charlie" Capotorto

mercoledì 15 marzo 2017

A volte basta poco



A volte basta poco


Non è recente, non è indecente,
non è un ricordo che fa di te una bella persona,
è uno sfuggevole attimo di follia
cucito con un sottile filo di cotone
alla noiosa pelle di tutti i giorni.

Ed è soltanto un secondo
se penso a quant'è lungo il tempo,
soltanto un dito se penso a quanta pelle ho ancora da riempire.

Ma fortunatamente c'è, esiste come esiste il cielo
con le sue nuvole che vanno e vengono,
e come loro viene trasportato e spostato
dalla forza invisibile del vento e del sentimento
rendendo imprevedibile caldo o freddo.

Perché sono cose per due,
non è studiata la partecipazione singola,
provare la stessa bellezza
è poco probabile se non impossibile.

Oggi il cielo è a fior di pelle
e non c'è distanza tra luce e buio.

Oggi godiamo della vicinanza degli opposti,
senza perderci nell'inutile etichettatura
che crea distanze in molti,
semplicemente ci accompagniamo nel sorriso.

Cosa verrà poi ora non serve conoscerlo,
il sole è caldo, e tanto basta per star bene.